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Il gatto e le buone maniere

IL GATTO E LE BUONE MANIERE

Serena Patierno

Il micio casalingo tende a imparare da solo le buone maniere. Se però si dimostra poco ricettivo e, invece di seguire il buon esempio, si fa le unghie sul divano, scala le tende della sala e gratta le porte, allora è bene capire come comunicargli il tuo disappunto e dirottarlo verso il comportamento che ritieni più accettabile. Ma come comportarsi?

La domanda giusta non è tanto “come fare” quanto piuttosto “come non fare”. Esistono infatti dei comportamenti umani che il gatto proprio disconosce. Non per mancanza di buona volontà o peggio per intenzioni poco amichevoli. Si tratta semplicemente di una questione di diverso linguaggio.

La prima buona regola è dunque quella di non porre divieti categorici né infliggere punizioni. Perché? Semplice: il felino non li capisce e dunque li ignora. Così come non comprende il senso delle punizioni che sono del tutto inutili. Il gatto castigato non farà altro che diventare molto attento a compiere il misfatto quando non può essere sorpreso. Inoltre, tanto più si annoia e non è a suo agio, quanto più desidera sfogarsi con comportamenti distruttivi. Un atteggiamento repressivo è esattamente ciò che serve a scatenare una serie di reazioni dispettose.

L’unico modo per convincere un gatto a non perpetrare un comportamento che tu ritieni sbagliato consiste nel guidare le sue esperienze. Creare un’esperienza negativa legata a un atteggiamento per te inaccettabile è un metodo educativo che funziona; ma ancora di più funziona il rafforzamento dell’esperienza positiva. Il micio, del resto, impara così: se quello che fa ha un esito piacevole, lui lo rifà. Se al contrario rimedia un fallimento, allora si guarda bene dal ripetere lo stesso esperimento. 

Un esempio pratico fa capire come la punizione sia controproducente mentre l’esperienza sia funzionale: quando il tuo gatto impara l’uso della lettiera può a volte sbagliarsi. Se gli capita di bagnare il tappeto e tu lo sollevi e lo metti di forza nella lettiera costringendolo a restarci per qualche attimo, lui non farà che associare quell’oggetto a una sorta di tortura ed è possibile che in futuro gli giri alla larga. Se dopo l’uso della sua lettiera può invece giocare rilassato e tranquillo, e tu gli dedichi qualche minuto di esclusiva attenzione, allora lui ripeterà l’esperienza.

Per lo stesso principio, se cerchi di salvare il mobilio della sala, non ha senso sgridare il tuo felino che si fa le unghie sulle casse dello stereo appena comprato: si indispettisce, scappa, torna a farlo quando non lo vedi. Ha invece senso premiarlo quando sta grattando il suo tiragraffi. Non capirà quello che non deve rovinare ma saprà benissimo dove andare a cercare la fonte del suo godimento. Perché questo è il suo modo di essere.

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